Pro e contro della cannabis: Storia dell’Illegalità

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Dagli albori al boom della canapa nel settore tessile

La cannabis ha origini antichissime e i suoi ritrovamenti risalgono a circa 13 mila anni fa, a testimonianza del fatto che ha sempre trovato largo impiego in diversi Paesi e settori. Uno particolarmente intenso, fino alla Seconda Guerra Mondiale, fu quello dell’industria tessile, in quanto la cannabis “Sativa” tra le tante proprietà annovera la possibilità di ricavare delle fibre tessili molto resistenti. Queste furono utilizzate per produrre, oltre che indumenti, soprattutto cordame e tele. In virtù di un clima favorevole, L’Italia per di più finì per essere tra le prime produttrici di canapa e rifornitrice ufficiale della Marina Inglese, dove le coltivazioni più estese si trovavano in Campania ed Emilia Romagna.

The Marijuana Tax Act: La storia della cannabis che ha portato al proibizionismo

Mentre nel 1776 la dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti fu stesa su carta di canapa, però, all’incirca due secoli dopo, si fecero molti passi indietro ed Harry J. Anslinger, direttore americano del “Federal Bureau of Narcotics”, nel 1937 dichiarò:

“ci sono 100.000 fumatori di Marijuana negli Stati Uniti, e la maggior parte sono negri, ispanici, filippini e gente dello spettacolo; la loro musica satanica, jazz e swing, è il risultato dell’uso di marijuana. Il suo uso causa nelle donne bianche un desiderio di ricerca di relazioni sessuali con essi”.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica, Ansingler si servì di una propaganda allarmistica e razzista, accusando inoltre che chi fumava cannabis impazziva e diveniva violento. Sfruttando i mass media, sollevò fatti di cronaca attribuendone correlazioni casuali, quale l’episodio di un giovane che uccise a colpi di ascia la famiglia, incolpando il fatto che avesse fumato Marijuana. Quindi, sotto richiesta del direttore Anslinger, il presidente Roosevelt firmò la “Marijuana Tax Act” il 14 giugno 1937.

La tassa rese la coltivazione, la vendita ed ogni tipo di utilizzo legato alla canapa praticamente improponibile rendendola di fatto proibitiva. Così in America, la demonizzazione della marijuana proseguì a macchia d’olio portandone all’illegalizzazione in diversi Paesi, fino a che nel 1961, l’ONU estese il proibizionismo su scala mondiale.

Le ragioni economiche del proibizionismo: la concorrenza

“Hemp body Car” (Auto di canapa) ,realizzata ed alimentata con prodotti ottenuti dalla canapa: nuovo prototipo ecosostenibile del Ventunesimo Secolo? No. Al contrario di quanto si possa pensare, già nel 1941, Henry Ford, veniva filmato mentre colpiva, con una mazza, il retro della carrozzeria, per dimostrare la resistenza ed elasticità, oltre che leggerezza, del suo nuovo tipo di progetto realizzato in plastica di canapa. Imprenditore conscio dell’impatto ambientale, ebbe l’idea di unire l’industria meccanica con l’agricoltura. Purtroppo però, la produzione dell’auto non entrò mai in commercio e Ford morì sei anni dopo.

Analizzando il contesto storico, ciò che rese poco competitivi i prodotti ecosostenibili ottenuti dalla canapa, fu la tassazione promossa da Anslinger pochi anni prima. Infatti, mentre i prezzi della canapa lievitavano in modo vertiginoso, contemporaneamente, l’industria petrolchimica si affermava in diversi Paesi, tanto da abbassare al 50% il proprio prezzo di mercato.

Negli stessi anni fu brevettato il Nylon, la prima fibra sintetica che rivoluzionò poi l’industria tessile, situazione che, secondo alcuni studiosi, occultò ancor più l’utilizzo della canapa in aggiunta alla campagna di stampa del proibizionismo incoraggiata dall’industria chimica di Du Pont.

Gli avvenimenti storici fanno quindi riflettere sulle ragioni che portarono al proibizionismo della Marijuana, celando principalmente cause economiche.

La distinzione tra le “droghe” in Italia

Dal proibizionismo degli anni Trenta, le tesi di Anslinger, sono state confutate, ammettendo così gli errori della “demonizzazione della Marijuana”. Le leggi sono cambiate ripetutamente e i dibattiti sono tuttora aperti.

La Marijuana, è attualmente classificata tra le “droghe leggere” ossia tra quelle sostanze che sono incapaci di creare dipendenza nel senso medico del termine e che le proprietà psicotrope sono piuttosto trascurabili.

Per comprendere la definizione che è attribuita alla cannabis come “droga leggera”, bisogna quindi fare una distinzione tra i principi attivi correlati ad essa.

Il rapporto nelle concentrazioni di CBD e THC

Dalle piante del genere “cannabis” è possibile ricavare sostanze psicotrope quali principalmente Marijuana e Hashish. A seconda della sottospecie di pianta poi, le sostanze ricavabili possiedono una concentrazione diversa di CBD e THC.

Come ricordiamo nell’articolo “CBD e THC: le mille e una sostanza della cannabis sativa”, ad entrambe le sostanze sono associati effetti benefici con la differenza che il THC, provoca effetti psicoattivi, mentre concentrazioni di cannabidiolo (CBD) maggiori rispetto al THC, producono effetti rilassanti, antidepressivi e antinfiammatori. Gli effetti psicoattivi correlati al THC riguardano euforia e la paranoia, mentre tra gli effetti fisici si annoverano vertigini e tachicardia.

Comparando tali effetti a sostanze legali quali ad esempio alcol e tabacco a cui sono associate molteplici casi di dipendenza e morti ogni anno, si comprende perché il dibattito tra i pro e contro dell’uso della Cannabis sia acceso sotto ogni aspetto.

La cannabis Light

Considerando tutti gli effetti benefici e prodotti ottenibili dalla pianta, attualmente in Italia, l’uso medico è legale sotto prescrizione. Inoltre, è consentita la vendita e la detenzione ad uso personale di cannabis se il THC è uguale o inferiore allo 0,2%, mentre al di sopra dello 0,5% si incorre in sanzioni. Per quanto riguarda i prodotti alimentari o le sigarette, tutti devono essere privi di una presenza significativa di THC. Da qui la definizione di “Cannabis light”.

Ciò su cui bisogna soffermarsi ed obiettivo del nostro shop è quindi la qualità dei prodotti venduti. Infatti mentre un prodotto legale è controllato in ogni aspetto della filiera e nelle sue componenti biochimiche, per un prodotto venduto illegalmente non è altrettanto vero. Spesso infatti vengono aggiunte sostanze tossiche per modificarne gli effetti psicotropi sull’organismo e cambiarne il peso. Consumare un prodotto certificato, oltre che tutelare la salute del consumatore, sottrae per di più il mercato alla criminalità organizzata. Molteplici sono i pro che riguardano la legislazione e gli usi della cannabis nella nostra società.

Questo articolo invita quindi a riflettere in modo critico sugli aspetti storici che hanno influito e determinato le condizioni legislative attuali, con lo scopo di aiutare i consumatori ad un acquisto consapevole!

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