Canapa: risorsa pulita per un’economia sostenibile

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La canapa, una pianta dai mille utilizzi, potrebbe rivelarsi una delle chiavi per la transizione ecologica della nostra società?

I valori di un’economia sostenibile

In un periodo di innovazione e ricerca come quello in cui ci troviamo non sembra difficile ipotizzare una riscoperta e una rivalutazione da parte dei nostri governi di quella che da sempre si è dimostrata essere una compagna sicura e affidabile dell’uomo, da millenni a questa parte. 

Ma partiamo dal comprendere cosa intendiamo per economia sostenibile. Un’economia sostenibile è un’economia etica, che preserva, protegge e permette alle persone che in essa si impegnano di portare avanti non solo le proprie comunità, salvaguardando la biodiversità dei propri territori, ma soprattutto di non incidere negativamente sulle comunità limitrofe e sul pianeta stesso.

Un’economia circolare, che permette di riutilizzare gli scarti e aumentare i guadagni ma sospinta e guidata non dal solo pensiero del profitto, ma anche da un obbiettivo e un orizzonte molto più carico di significato, un obbiettivo che abbia dentro sé la volontà di far comprendere alle altre comunità che economia significa prendersi cura della propria terra consci di quanto questo significhi prendersi cura dell’altro. 

In questo contesto un’economia sostenibile permette alle comunità che la applicano non solo di produrre ed esportare o eventualmente trasformare i propri prodotti in loco, ma anche di organizzare veri e propri laboratori, workshop, conferenze e festival in modo da rendere tutte le comunità limitrofe partecipi di questa grande possibilità che è l’economia sostenibile, facendo così interessare le nuove generazioni e costruendo una circolazione del sapere.

Il perfetto connubio tra canapa ed economia sostenibile

In questo contesto di volontà guidata al miglioramento della situazione umana la coltivazione della canapa secondo un’agricoltura biologica, biodinamica, organica o integrata permette di iniziare a mettere dei tasselli importanti per la rivalutazione non solo del territorio italiano ma anche di una serie di tradizioni e figure lavorative che un giorno erano presenti nel nostro territorio e che con l’avanzamento dei tessuti sintetici e del proibizionismo sono stati lentamente abbandonati e dimenticati. La coltura della canapa potrebbe quindi non solo ridare ai nostri territori in prevalenza vocati all’agricoltura nuova linfa, ma permetterebbe di ricollegarci alle tradizioni passate e rimettere in gioco vecchie maestranze e antichi saperi che ormai da tempo vengono sostenuti solo da poche e risicate comunità che credono nella validità e nella potenzialità di questa utilissima pianta.

Ma è possibile coltivare canapa in maniera sostenibile? Di cosa si ha bisogno? 

La canapa è una pianta molto forte che si adatta facilmente ai vari tipi di terreno, non richiede troppe cure e se il terreno ha un numero minimo di nutrienti con tanto sole e acqua cresce alta e in salute senza bisogno di troppi accorgimenti. Chiaramente come molti di voi sapranno ormai sono state create diverse genetiche in base all’utilizzo finale della pianta perciò vi saranno genetiche maggiormente utilizzate per la fibra o per la biomassa, quelle utilizzate per gli olii e quelle utilizzate per i suoi fiori caratterizzati da principi attivi miorilassanti o psicotropi.

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La diversità genetica, un pilastro della sostenibilità

La super specializzazione nella genetica prodotta da un trentennio a questa parte potrebbe suonare come un campanello di allarme per chi ha a cuore i propri territori. Spesso sentiamo parlare di OGM (organismi geneticamente modificati) e di come queste colture non producano semi fertili, rendendo impossibile la selezione, da parte degli agricoltori, degli adattamenti o delle caratteristiche migliori rispetto l’uso finale delle piante, in modo poter scegliere quale varietà portare avanti. 

È noto per chi è nell’ambito che l’uso di piante OGM porta con sé vari problemi legati all’adattamento a tutto tondo della pianta rispetto l’ambiente in cui si trova, rendendole più vulnerabili alle fluttuazioni atmosferiche e ad alcune piaghe.

Contro il mondo degli OGM si schiera compatto tutto la comunità degli agricoltori biologici, biodinamici, organici e integrati che da anni pur con non pochi problemi, visti i tempi in cui ci troviamo, portano avanti le diverse varietà di canapa autoctone e non, permettendo così una ricerca sul campo ed una selezione artificiale più in equilibrio con la natura stessa. La diversità genetica così preservata si rivela ogni giorno molto importante non solo per i motivi economici legati alla vendita dei vari prodotti ma anche per i risvolti divulgativi e formativi collegati a questa pianta dai diversi benefici. 

In un progetto ecosostenibile, qualunque esso sia, si dovrebbe cercare di evitare la monocultura, soprattutto, una monocultura di piante identiche, e con identiche si intende con la stessa identica genetica, dei cloni. Perché questo è assolutamente da evitare? Un amico fondamentale dell’agricoltura sostenibile è la diversità genetica degli individui che formano la nostra coltivazione, questo sicuramente porterà alcune leggere differenze nei prodotti finali, ma dal punto di vista del rapporto con la terra e con le comunità ospitanti apporterà molti benefici. 

Primo fra tutti, piante con genetica proprie leggermente differenti hanno a disposizione un pool genetico pronto a rispondere a diverse problematiche, questo permetterà cosi la sopravvivenza ad insetti, funghi o microrganismi e ad eventuali eventi atmosferici imponenti, tutto questo proprio grazie alle diverse specificità e caratteristiche proprie delle singole piante. 

Nel momento in cui si sceglie di non usare pesticidi e quindi di non incidere negativamente nel territorio in cui ci si trova bisogna anche accettare che alcune piante potranno produrre meno rispetto ad altre o morire prima del raccolto (nel caso siano piante da fiore), ma questo fa assolutamente parte del gioco. 

L’uomo guardiano e non padrone del pianeta

Questo probabilmente è il più grande ostacolo da superare per un neofita, il fatto che non ci sia una produttività del 100% e che tutto non sia homo-centrico. Si, quando si parla di sostenibilità, l’uomo non è più al centro del sistema di riferimento, ma diventa il guardiano, colui che si prende cura dei territori che lo circondano e ne accetta le fluttuazioni normali e casuali dovute agli agenti atmosferici, agli animali e alle genetiche proprie delle piante.

Questo è il paradigma che porterà ad una vera e sostanziale transizione ecologia e verde, la comprensione che non è l’uomo al centro di tutto, non come lo viviamo oggi sicuramente.

Ecosostenibilità, la chiave per il futuro

Una delle possibili visioni di un futuro sostenibile della nostra società è quella di riconoscere prima di tutto la vocazione agricola della nostra penisola, partendo anche dalla sua storia e architettura. Uno stato formato da tantissimi comuni e paesi, ognuno con una forte tradizione particolare che via via in questa corsa verso l’omologazione si sta perdendo, e con essa si stanno svuotando questi centri di cultura mediterranea, i borghi e i paesi. 

Ricostruendo e implementando nuove modalità di fare comunità e ripristinando il concetto di spazi verdi comunali, gestiti dai privati o dal pubblico, le caratteristiche proprie della canapa e la sua coltivazione, potranno essere uno strumento molto utile, se non fondamentale per costruire un nuovo modo di vivere il nostro paese, una chiave di volta generatrice di cambiamento, e apportatrice di nuove forze e nuove visioni.

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